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Breve storia della stirpe reale e del prezioso sigillo degli ANDRIANARIVO

Edith

Nel 1800, l’antenato di Edith Elise, il Principe ANDRIANARIVO, destinato a diventare il futuro Re del Regno del Madagascar, si trovò nel mezzo di una serie di rivolte e di guerre tribali e crebbe in una realtà tumultuosa nella quale la stessa Monarchia del Madagascar si trovò in più occasioni, in serio pericolo.

 

Anziché rispondere alle continue rivolte con il pugno di ferro e con inevitabili spargimenti di sangue, egli, molto nobilmente e saggiamente, preferì rinunciare al trono e lasciare la capitale Antananarivo per trovare ospitalità, almeno inizialmente, nella città di Antalaha, posta sulle rive dell’Oceano Indiano, a nord dell’isola del Madagascar.

 

Ma vivere questa nuova realtà e in questa città, comunque soggetta agli influssi nefasti della capitale, mal si conciliava con lo spirito eccelso e la natura pacifica di questo grande Principe Africano, il quale era alla ricerca di un ambiente più sereno, possibilmente non più influenzato da una realtà eccessivamente ruvida, violenta e tumultuosa.

 

Così il giovane e nobile Principe preferì ritirarsi all’interno dell’isola nel piccolo villaggio di Ambohitralanana.
Gli abitanti di questo villaggio lo accolsero calorosamente, consci dell’onore che questo saggio ed illuminato Principe faceva loro, soggiornando presso la piccola comunità tribale. Essi furono ben presto anche profondamente affascinati e sorpresi dall’umanità, dalla grande personalità, dalla profonda cultura e dalle maniere di un uomo profondamente nobile e generoso che aveva saputo rinunciare a grandi onori e ricchezze per assecondare il suo grande, profondo ed intimo desiderio di pace e di spiritualità. Anche il giovane Principe si trovò a suo agio in quella piccola e semplice, ma generosa ed orgogliosa comunità e decise di rimanere per l’intera vita e di prendere in sposa MISY, una giovane e bella ragazza di cui, nel frattempo, si era perdutamente innamorato. Una bella e tenera storia d’amore tra lui, nobile e potente Principe del Madagascar, e lei, una semplice, ma splendida giovane fanciulla di un piccolo villaggio all’interno della grande isola africana.

 

Da quest’unione nacquero due figli:
1. RASOANIRINA, che non avrà alcuna discendenza;
2. ANDRIANALY, che andò in sposa a Claire MATIFY, Governatore della Provincia di Diego-Suarez, che, nel frattempo, era passata sotto il dominio dell’allora vasto impero francese, ma anche sotto l’influenza e talvolta il dominio del potente impero britannico. Durante le guerre napoleoniche, infatti, anche nei paesi d’oltreoceano, vi erano continue scaramucce, in verità soprattutto navali, tra francesi ed inglesi.
Da questo matrimonio nacquero :
1. ANDRIANALY Augustin
2. RASOANANDRASANA Sidonie (la nonna di Edith Elise).
I discendenti del Principe ANDRIANARIVO, hanno ricevuto in eredità il sigillo reale in oro zecchino.
Il sigillo è un anello sul quale è impressa l’immagine di un nobile cavaliere ornato di tutti quegli attributi simbolici di regalità che hanno caratterizzato e caratterizzano la stirpe reale malgascia degli ANDRIANARIVO.
La mamma di Edith Elise, Eudoxie, che vive in Spagna, custodisce ed é l’attuale depositaria dell’anello con il sigillo reale degli ANDRIANARIVO.
E’ curioso ed intrigante sapere che l’anello, quasi miracolosamente, si adatta (e/o viceversa), generazione dopo generazione, al dito di colui o colei che ne sono i legittimi depositari: “… e la piccola schiava diventerà una DEA!” … Così è anche per la mano delicata ed affusolata della bella Eudoxie che sembra studiata apposta per calzare a pennello il prezioso e prestigioso sigillo reale degli ANDRIANARIVO!

 

LA VANIGLIA
Nell’Olimpo dei sensi, il gusto è quello che prevale su tutti, perché la sua pervasività, la sua intensità, le emozioni profonde che è capace di suscitare, lo rendono assoluto sovrano in tutti i luoghi e in tutti i palazzi del mondo.
Frutto originale di un’orchidea selvaggia messicana, già gli Aztechi conoscevano ed utilizzavano la vaniglia. L’hanno utilizzata per secoli anche nella preparazione di bevande a base di cioccolato per addolcire il gusto naturalmente amaro del cacao.
Herman Cortés, sanguinario e crudele conquistatore spagnolo che barbaramente razziò e distrusse l’impero di quella splendida civiltà precolombiana, portò in Europa, tra le innumerevoli ricchezze razziate in America, anche alcune piante di vaniglia. Fu però grazie alle molte spedizioni navali del grande genovese Cristoforo Colombo e di altri illuminati navigatori europei che si diffuse in Europa il gusto della vaniglia come oggi la conosciamo, apprezzata come una delle spezie tra le più preziose ed utilizzate.
Le piante portate dall’America in Europa e poi nell’isola di Reunion, nell’Oceano Indiano, produssero sì dei fiori, come nei paesi d’origine, nell’America Centrale, ma poiché non vi era chi li fecondasse (ad esempio le api melipone dell’America Centrale) nessuno di loro produsse mai i baccelli che contengono la preziosa vaniglia. Così tutti i tentativi di produrre in altri Continenti la preziosa spezia naufragarono e per i due secoli successivi il Messico e l’America Centrale conservarono il monopolio nella produzione dei preziosi baccelli neri.
Nel 1841, nelle isole di Reunion, ad est dell’isola del Madagascar, un uomo geniale, nella vita un giovane e semplice schiavo, un ragazzo dodicenne, Edmond Albius, scoprì, forse anche casualmente, che impollinando manualmente i fiori ermafroditi, essi riuscivano a completare il ciclo naturale e quindi finalmente anche delle piante coltivate fuori dai confini naturali dell’America Centrale, arrivarono a produrre i preziosi baccelli.
Questo semplice, ma geniale processo d’impollinazione, che sostituisce quello naturale che compiono degli insetti, come ad esempio le api, viene eseguito manualmente, in assenza degli insetti utili, ancora oggi.
Per la cronaca quel geniale piccolo schiavo, Edmond Albius, nonostante avesse messo in moto, con la sua curiosità e genialità, un meccanismo che fece fare un mare di soldi, soprattutto a chi in quei luoghi produceva e commerciava in spezie, morì nel 1880, da uomo libero sì, ma povero in canna così com’era nato.

Edith Elise Jaomazava

Intervista a Edith Elise Jaomazava

Edith racconta di sè

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